FERRATA DELLA PORTA – Presolana

Due giornate fra ferrata e panorami al cospetto della regina delle Orobie, 05/06 settembre 2026

PROGRAMMA

Giorno 01: Ritrovo al Passo della Presolana, trasferimento in bus a Colere e da qui a piedi al rifugio Albani (disl. 900m / tempo 2:30 h)

Giorno 02: Colazione ore 07:00 e partenza per la ferrata della porta; arrivo in cima al Monte Visolo e da qui discesa su sentiero al Passo della Presolana ( tempo 06:00 ore circa)

Materiale: zaino, scarpa o scarponcino da trekking, casco, imbrago, kit ferrata, guanti, sacco lenzuolo per il pernotto in rifugio, borraccia e snack/ panini per la giornata.

Costo: 175 euro – iscrizioni entro il 20 agosto

Guida referente Giulia +39 3333338714

TOUR GHIACCIAIO ADAMELLO 19/20 Luglio 2026

19.07 Ritrovo in Val genova ore 09.30 al parcheggio prima del Rifugio Bedole, da qui saliremo lungo lo spettacolare percorso “Matarot” al Rifugio Caduti all’Adamello 3040 mt, quest’ultimo non è solo un rifugio: è un monumento alla storia della Grande Guerra, un nido d’aquila incastonato tra le rocce della Lobbia Alta. Tempo 06:00 h / Dislivello 1500mt

20.07 Colazione all’alba, salita alla cima di Cresta Croce 3305 mt che offre una vista a perdita d’occhio su tutto il ghiacciaio dell’Adamello, a seguire rientro in Valle: discesa lungo la vedretta del Mandrone e successivamente su sentiero passando per l’omonimo rifugio. Tempo 07 :00 h

Costo 300 euro

Materiale: zaino, scarponi, bastoncini, imbragatura*, casco*, ramponi*, borraccia, occhiali da sole, un paio di guanti

(*) per chi ne è sprovvisto vengono forniti dall’organizzazione

STAGE ARRAMPICATA TRAD

Giornata di approfondimento sulla tecnica di arrampicata in fessura e l’utilizzo di protezioni mobili: friend e nut

La giornata è dedicata a coloro che già arrampicano da primi di cordata sul grado 6a, il gruppo sarà a numero limitato (max 06 persone) per garantire la qualità della giornata

Quando: domenica 03 maggio 2026

Dove: falesia di Cimbergo, ritrovo ore 09:00 al parcheggio della falesia

Costo 90 euro

L’iscrizione si perfeziona con il pagamento della quota di partecipazione, contattaci per maggiori informazioni

 

WEEK END SCIALPINISMO
28.02 & 01.03 2026
Siete pronti per un’immersione totale nella bellezza selvaggia dell’inverno? Vi propongo un’avventura indimenticabile nel cuore dei Monti della Luna, un’area che offre paesaggi mozzafiato e percorsi ideali per lo sci alpinismo.
Cosa ci aspetta:
– Ascensioni: Scaleremo pendii immacolati, per raggiungere cime, lontano dalle piste affollate.
– Discese: Godremo di discese su neve fresca, tra curve ampie e morbide, assaporando la libertà di un ambiente naturale e incontaminato.
– Natura e Avventura: I Monti della Luna, con le loro dorsali luccicanti, offrono una cornice perfetta per una vera esperienza di montagna invernale.
PROGRAMMA
1gg Partenza da Brescia ore 06:00, destinazione Bousson. Dal parcheggio sci ai piedi ci inoltriamo inizialmente nel bosco poi per radure sempre più ampie in direzione della Capanna Mautino. A seconda delle condizioni saliremo una delle cime che fanno da corona alla conca del rifugio. Dislivello totale 1000mt. Pernotto in rifugio.
2gg Colazione in Rifugio, gita di sci alpinismo e rientro all’auto.

Materiale: zaino, sci, pelli, scarponi, kit autosoccorso (artva, pala e sonda), bastoni, occhiali da sole, sacco lenzuolo, thermos o borraccia, snak

Costo 275€ il costo include: prestazione professionale della guida alpina, pernotto in rifugio con trattamento di mezza pensione ( cena, pernotto e colazione) bevande escluse.

 

HAUTE ROUTE CIASPOLE – BERGUN ENGADINA

Scopri l’Engadina con un tour di 3 giorni, con le ciaspole: natura incontaminata, panorami alpini e accoglienti pernotti in rifugio

Vivi un’esperienza invernale unica nel cuore dell’Engadina: tre giorni immersi nella magia della neve, camminando con le ciaspole, su pendenze moderate, al cospetto di cime maestose. Un’avventura adatta a chi ama la montagna autentica e desidera staccare dalla routine per ritrovare il ritmo della natura.

Attraverseremo alcuni dei paesaggi più suggestivi delle Alpi svizzere, godendo di ampi panorami e della tranquillità che solo l’alta quota sa offrire.

Cosa ti aspetta durante il tour:

  • Tre giorni di escursioni con le ciaspole su percorsi selezionati
  • Due pernottamenti in rifugio, con atmosfera autentica e vista mozzafiato
  • Paesaggi innevati da cartolina
  • Ritmo tranquillo, ideale per godersi l’ambiente senza fretta
  • Requisito: buon allenamento a camminare

Pronto a partire?
Contattaci per informazioni, disponibilità e modalità di iscrizione. L’Engadina ti aspetta!Inizio modulo

Programma dettagliato

Fine modulo

1 GIORNO Ritrovo a Madulain, presso la stazione del treno, 1700mt alle ore 10.00; da qui salita alla Chamanna d’ Es-cha. La salita si snoda dapprima lungo una dolce strada di neve battuta, fino all’Alp Es-cha Dadaint 2169mt. Da qui si prosegue su itinerario invernale non tracciato, fino a raggiungere il rifugio 2594mt. Dislivello +900mt

Cena e pernotto in rifugio

2 GIORNO Dal Rifugio risaliamo verso la Porta d’Es-cha 3008mt, un breve passaggio finale richiede l’uso di corda, imbrago e ramponcini da neve.  Questo passaggio ci permette di accedere sulla retrostante Vedretta di Porchabella . Da qui in discesa verso la Kesh Hutte 2624. Dislivello + 450 mt – 400

Cena e pernotto in rifugio

3 GIORNO Ci aspetta una lunga e spettacolare discesa lungo la Val da Tuors fino all’abitato di Bergun. Da qui in treno si rientra a Madulain.

 Costo 550 euro

Il costo include: prestazione della guida alpina, 02 pernotti in rifugio con trattamento di mezza pensione (bevande escluse).

Il costo non include: viaggio per Madulain, biglietto del treno Bergun-Madulain (da acquistare in stazione)

L’iscrizione si perfeziona con il pagamento di una caparra di 300 euro, il saldo di 250 euro dovrà essere pagato alla partenza.

Tessera CAI obbligatoria

Check List materiale: zaino 30/40 lt, ciaspole, kit autosoccorso (artva, pala e sonda), ramponcini da neve, imbragatura(*), bastoncini con papera da neve, scarponcini, ghette, sacco lenzuolo per il pernotto in rifugio, abbigliamento invernale, thermos o borraccia.

(*) L’imbragatura per chi ne è sprovvisto viene fornita dall’organizzazione

Il corso di sci alpinismo è rivolto a chi già possiede una buona tecnica di sci in pista e vuole avvicinarsi al mondo dello sci alpinismo.

Gli obiettivi del corso sono: acquisire le conoscenze e le competenze per poter pianificare e svolgere in autonomia attività sci alpinistica medio facile.

Durante le quattro giornate di attività verranno affrontati i seguenti argomenti: pianificazione della gita, autosoccorso in valanga (uso di artva, pala e sonda), lettura e comprensione del bollettino nivometeorologico,  come e dove effettuare la traccia su un pendio,  tecnica di salita e discesa fuori pista.

Date: 24/25 Gennaio 31 Gennaio & 01 febbraio

Materiale obbligatorio: sci, scarponi, pelli e kit di autosoccorso

Costo 350 euro a persona

Contattaci senza alcun impegno per maggiori informazioni o per una chiacchierata informativa

 

PROMO ICE DAY 

Sabato 17 Gennaio 2026 – Giornata di prova arrampicata su ghiaccio

La giornata è dedicata a coloro che vogliono avvicinarsi a questa disciplina: provare l’ebrezza di usare piccozze e ramponi per risalire un flusso di acqua ghiacciato

Materiale obbligatorio: zaino (30lt), abbigliamento da trekking invernale (piumino e giacca a vento), guanti, scarponi, thermos, pranzo al sacco e bastoncini (consigliati)

Il materiale tecnico: casco, imbrago, piccozze e ramponi (per chi ne è sprovvisto) viene fornito dall’organizzazione

Dove: località da definire il base alle condizioni nivometeorologiche, tendenzialmente Valle Camonica ( Vezza d’Oglio/ Ponte di Legno)

Costo: 80 euro a persona ( l’iscrizione si perfezione con il pagamento di una caparra di 50 euro)

Il 31 dicembre partivo per la Patagonia insieme al mio compagno Dimitri ed altri amici, è stato un mese ricco di esperienze e avventure, lascio il racconto della spedizione alle sue parole

Sono sull’aereo che mi porta per la seconda volta in Patagonia, agitato come sempre per le lunghe ore di volo. Seduti vicino a me ci sono, Giuliala mia compagna, gli amici Piccardi, Motta, Zanchetta e la fem fatal Chiara. Sono molto contento di tornare su quelle montagne bellissime; abbiamo appena consumato un buon aperitivo prima di imbarcarci sul volo, i pensieri corrono facilmente lungo le pareti nella mia mente.

Gli ingredienti per far sì che questo viaggio rimanga uno di quelli da ricordare, ci sono tutti: parecchi giorni a disposizione, un bel team, tanta bella gente in giro per il paese e poi loro le protagoniste, quelle per cui in tanti sono lì, quelle guglie eleganti di granito ripido, sferzate costantemente dal vento.

Passano circa dieci giorni dal nostro arrivo, prima di vedere nelle previsioni meteo uno spiraglio di speranza per riuscire ad andare in montagna. Fino a quel momento ci siamo dedicati a qualche passeggiata e qualche uscita in falesia, nulla di più. La voglia di fare è alta. Quando vedi che sta per arrivare il bel tempo è un momento importante nella comunità degli scalatori in paese, tutti ne parlano, tutti lo sanno, tutti valutano che fare. Che fare… è il punto cruciale, prendere la decisione giusta per non toppare l’occasione, cercare di immaginare che condizioni potrebbero esserci in montagna, dopo il maltempo dei giorni precedenti, chiedere ai più esperti del posto cosa ne pensano, valutare tutto il ventaglio di opzioni a disposizione, decidere, cambiare idea, confrontarsi di nuovo, riguardare per la centesima volta le previsioni del tempo.

Danno due giorni di bel tempo, prima ha fatto parecchio brutto, ci immaginiamo le fessure delle pareti belle intasate di ghiaccio, ma alla fine le decisioni in merito a dove andare vengono prese, è la prima uscita di stagione, scalpitiamo per andare in montagna.

Il team Motta/Zanchetta si dirige verso il Traverso Motocroos, che consiste nel concatenare la cima dell Aguja Guilaumet fino alla cima della Mermoz, riescono quasi a realizzarlo, mancando però la cima della Mermoz per carenza di tempo.

Io e Giulia, insieme a Piccardi e all’appena atterrato in terra argentina Mirko Masé, ci dirigiamo verso il nostro progetto in Patagonia, la via Casarotto sul Pilastro Goretta – Fitz Roy -. Rientrato da quella uscita scrissi due righe di come andò, rileggendole a mesi di distanza mi ci ritrovo perfettamente, eccole:

“Una delle pareti che più mi attrae qui in Patagonia è quel pilastro che dal paese sembra appoggiato al Cerro Chalten, meglio conosciuto come Fitz Roy. Questo fu superato per la prima volta, in solitaria, dal fuoriclasse Renato Casarotto, che dopo averlo salito, ha dato al pilastro il nome di sua moglie Goretta, la quale, durante i sui tentativi di salita lo aspettava al campo base.

Un’impresa monumentale.

Siamo partiti dall’Italia con l’obbiettivo di provare a salire questa via mitica.

Una piccola finestra di bel tempo, di due giorni, anticipata da una bella tempesta patagonica, ci fa preparare lo zaino e partire. I Dubbi sono moltissimi sulle condizioni della parete, che si mostra in tutta la sua enorme mole e verticalità solo quando siamo all’attacco del canale ovest di accesso. È bellissima e smaltata di bianco. Siamo sotto al nostro sogno, avremmo anche altre possibilità per salire questa montagna, ma noi, un po’ ostinati, siamo lì per il Goretta.

Ci guardiamo, discutiamo e alla fine partiamo. Il canale che dovrebbe essere l’avvicinamento alla via vera e propria si rivela già una via di per se. Arriviamo al bloc emportado a sera. Mangiamo e ci mettiamo nei nostri sacchi pelo. Da sdraiati l’immenso pilastro sopra di noi sembra osservarci. Siamo in un posto magico. All’alba partiamo sulla sulla via, le condizioni della parete non sono il massimo per via del classico ghiaccio nelle fessure, ma il vero problema sono i nostri zaini troppi pesanti che rendono l’arrampicata fisica ancora più faticosa. Siamo lenti e stiamo bruciando rapidamente le energie, dopo una manciata di lunghezze, le chance di uscire in giornata dal pilastro rapidamente svaniscono. Posti da bivacco, se non appesi alle corde non ce ne sono. Sono stanco, i pensieri si aggrovigliano, il conto alla rovescia verso la fine del bel tempo gira veloce. Discutiamo, impreco, ma mi arrendo all’evidenza dei fatti, con questo assetto la nostra salita non ha possibilità di successo. La decisione è presa, si scende. Lunga e laboriosa discesa dal pilastro e poi dal canale est. A sera tutti bagnati per la grande quantità di neve siamo sul ghiacciaio.

Il pilastro rimane il mio sogno, attendo che il bel tempo mi sorrida ancora in questa terra magica e severa, prima che i nostri giorni di permanenza qui finiscano.”

Il maltempo patagonico, per me ha anche degli aspetti positivi, ti permette o ti costringe a prendere quel tempo che spesso, nella vita quotidiana facciamo fatica a trovare; hai modo di pensare, ed io nei giorni successivi ho pensato molto alla nostra prima uscita sul pilastro Goretta, ho avuto per parecchio tempo l’amaro in bocca, anche se sono convinto che la nostra scelta di scendere sia stata quella giusta. Insieme ai miei compagni abbiamo analizzato tutti gli errori fatti: strategia, preparazione personale e quant’altro, abbiamo cercato di dare risposta a tutto, la montagna è anche questo, ognuno di noi la vive e la vede a modo proprio. La differenza tra successo e sconfitta è definita da molti fattori, dal margine personale, dalle condizioni della parete, dalle scelte strategiche, come già detto, ma anche da dove vogliamo porre la nostra soglia del rischio, quanto vogliamo osare. Su queste montagne, se non apri un po’ il gas non vai dai nessuna parte, ne sono convinto, ma i rischi aumentano smisuratamente se prendiamo decisione sbagliate dettate dal concitamento di certi momenti. Sta a noi decidere e non è sempre facile. La prima volta che venni qui, salimmo la Willans-Cocraine alla Aguja Poicenot, nella discesa in corda doppia rimanemmo con solo 15m di corda a causa del vento spaventoso che c’era, scendemmo solo grazie all’aiuto di un’altra cordata. Diciamo che quel mio battesimo di qualche anno fa è ancora vivo in me e sicuramente mi ha insegnato cosa vuol dire avvicinarsi allo scadere del tempo.  Per scadere del tempo intendo quel momento in cui il bel tempo finisce e il brutto, che a volte può essere terrificante ,si avvicina velocemente.

I Giorni di brutto continuano, la compagnia si allarga, anche Luca Tenni e Federico Martinelli sono arrivati a Elchalten.

C’è una mezza giornata di sole, con forte vento da ovest, proviamo in varie cordate ad andare alla Aguja del S, piccola cima posta ad una estremità della catena del Fitz. Scaliamo la via Austriaca, scherzando tra noi facciamo un parallelo con le nostre piccole pareti di casa, è un po’ come se fossimo venuti a scalare ai magnaghi della patagonia, se ti guardi intorno e paragoni le moli delle altre pareti a fianco. Ma va bene tutto, siamo qui per divertirci e questa via ci solleva un po’ il morale, in questo gennaio poco clemente dal punto di vista meteorologico. Una “vietta” di 350m che però prevede circa 32km andata e ritorno.

Dopo parecchi giorni altra piccola occasione per scalare, solito forte vento da ovest, quindi con Giulia e Motta ci dirigiamo, verso la Via Italiana alla Aguja St. Exupery esposta ad est, una via di circa 700m con una prima parte di misto m4/m5 e una bella serie di fessure nella parte superiore fino al 7a. Le fessure e diedri sono completamente intasati di neve, sui alcuni tiri ci bagnamo completamente, ma la giornata è bella e la motivazione alta, cosi raggiungiamo la cima verso le 18:00.

Il tempo a nostra disposizione sta per finire, gli amici Motta e Zanchetta sono già rientrati in Italia, ma ad essere onesti non ci sentiamo pienamente soddisfatti di questo viaggio a livello arrampicatorio. Stiamo quasi per preparare i bagagli quando le previsioni annunciano uno spiraglio di speranza, però, dopo la data del nostro rientro. Siamo molto combattuti, ma sembra che qualcosa ci dica di rimandare la partenza. Ne parliamo e decidiamo, si rimane ancora qualche settimana in questa terra magica. Da quel momento in poi ognuno cerca di svincolarsi dagli impegni presi a casa e compra un nuovo biglietto aereo. Siamo due cordate: Giulia io e Piccardi, & Martinelli, Tenni e Masé, il nostro obbiettivo è la Via dei Ragni alla ovest del Cerro Torre, che già a pronunciarlo mi vengono i brividi. Prepariamo gli zaini con molta meticolosità come ci insegna il buon Martinelli, fanatico dei pesi, altro punto chiave che serve per muoversi veloci su queste montagne, essere leggeri.

Siamo pronti a partire, abbiamo ipotizzato una strategia per la salita, il bel tempo che prima sembrava essere di quattro giorni, ora sembra solo uno e mezzo e con un zero termico maledettamente alto per una via di ghiaccio. La mattina della partenenza l’amico Giga mi inoltra da casa la traccia musicale del film Cumbre, del registra Mariani, ascoltando la voce di Lucia un brivido mi passa lungo la schiena, lo prendo come un buon segno, andate a cercare quella canzone.

Il primo giorno raggiungiamo il bivacco Garcia passando per il passo Marconi, è una struttura che può ospitare una quindicina di persone, posizionata nell’immenso Hielo continetal, in territorio cileno. Per la giornata successiva le previsioni promettono ancora brutto, quindi il nostro piano è di oziare nel bivacco. Da casa tramite il satellitare gli amici ci aggiornano sulle le previsioni meteo, ancora un giorno un po’ così e così con vento forte, poi un giorno e mezzo di bel tempo ma ventoso. Non siamo convintissimi, guardando fuori dalle finestre del bivacco il tempo pessimo ci mettiamo a fare tutte le ipotesi possibili per la salita. La mattina quando ci alziamo il vento è molto forte e c’è poca visibilità, con qualche dubbio ma decisi partiamo per la seconda parte dell’avvicinamento che prevede di arrivare nella zona del filo rosso al Circo de los Altares, circa 45km dal paese. Con un buon passo raggiungiamo questo posto incredibile e isolato, da qui la vista sul versante ovest del gruppo del Torre è magnifica, ma le montagne sono avvolte da una fitta nebbia e solo a sprazzi si intravede la torre Egger, il Cerro Torre rimane nascosto.

Piazziamo le tende sotto dei grossi sassi, passiamo la notte scossi da forti raffiche, alle 3 di mattina suona la sveglia, discutiamo tra noi e decidiamo di temporeggiare, soffia veramente tanto. Passa ancora un’ora e decidiamo di partire. In circa due ore siamo all’attacco della via, sta albeggiando e le montagne si fanno vedere vestite di brina con una luce rosa che le fa brillare. Il vento sembra un po’ calato e le raffiche diminuite, attacchiamo la via. Siamo sulla ovest del Cerro Torre, 50 anni dopo la prima salita, sembra assurdo, stiamo salendo a buon ritmo, arriviamo al col della Speranza, è un buon orario. Non parliamo molto fra noi, ognuno fa il suo per essere efficienti e veloci. Con qualche peripezia e grazie alla tenacia di Martinelli arriviamo sotto il fungo sommitale con il buio. Ci prepariamo per bivaccare in cima ad un fungo di neve espostissimo, per via del vento, si rompe una delle due tende nel montarla, Mirko Matteo e Luca bivaccano avvolti nel solo telo della tenda. Dormiamo cinque ore, all’alba una luce magica ci avvolge, l’ombra maestosa della catena del Torre e del Fitz roy di estende sullo Hielo, uno spettacolo unico. Saliamo l’ultima lunghezza abbastanza velocemente, alcune cordate un mese prima di noi avevano ripetuto la via scavando un tunnel nella struttura di ghiaccio sommitale che caratterizza la parte finale della montagna, fortunatamente è ancora formato e ci consente di passare.

La mattina dell’8 Febbraio raggiungiamo la cima del Cerro Torre, mi commuovo un pochino, non mi era mai capitato in montagna. In cima stiamo pochi attimi, il vento è fortissimo. Iniziamo la discesa che fortunatamente scorre via veloce, verso le 18:00 siamo sul ghiacciaio, le previsioni sono in peggioramento nella giornata successiva, quindi dopo aver mangiato le ultime cose rimaste ci avviamo verso i 18km che ci separano dal bivacco.

E’stata per me una grande soddisfazione ripetere questa salita, per tanti fattori. Il gruppo è stato eccezionale, con Giulia la mia compagna, la prima donna italiana a ripetere questa via. Con Matteo il mio maestro e amico fraterno, Mirko e la sua esperienza su queste montagne, Luca la certezza in ogni situazione, Martinellino e la sua motivazione.

Ripetere questa via nel 50 anniversario della prima salita, è stato per me anche una sorta di omaggio verso il Gruppo Ragni. Salire oggi non è di certo da considerarsi una impresa come lo è stato la realizzazione della prima salita. Oggi disponiamo di mezzi tecnologici che ci danno previsioni meteo, attrezzatura leggera e performante, abbigliamento tecnico, pasti liofilizzati. Nel ‘74 tutto questo non c’era, e andare in quel luogo di persona ti fa capire quello che possono aver vissuto i primi salitori, la battaglia che hanno portato avanti, hanno firmato un capolavoro nella storia dell’alpinismo mondiale, una via di ghiaccio eccezionale, ripida e bellissima. Se noi oggi siamo saliti sulla montagna più bella e anche grazie a loro, alla loro visione e alla loro determinazione.

Devo ringraziare tante persone che ci hanno sostenuto o aiutato in qualche modo, il Gruppo Ragni, Matteo della Bordella, Rolando Garibotti, Ale Baù e Claudia, le famiglie a casa.

Ho tante sensazioni che mi girano nella mente, abbiamo vissuto momenti unici, intrecciato rapporti, un viaggio che sicuramente non dimenticheremo.

 

CORSO BASE ALPINISMO INVERNALE 

Il corso è rivolto a coloro che vogliono apprendere le nozioni di base per la gestione e la progressione della cordata su questa tipologia di terreno, nonché la tecnica nell’utilizzo di piccozza e ramponi.

Durante il corso verranno affrontati i seguenti argomenti: nozioni di nodologia, legatura in cordata, utilizzo dei freni, costruzione della longe, discesa in corda doppia, utilizzo di piccozza e ramponi, pianificazione della gita e scelta dell’itinerario, l’ultimo giorno verrà percorso un canale  (itinerario da definire in base alle condizioni nivometeorologiche)

Località: Castione delle Presolana

DATE IN PARTENZA 2023 08/09/10 DICEMBRE 2023

Costo 300 euro 

Per maggiori informazioni Giulia +39 333 333 8714

 

Il Selvaggio Blu non è un trekking ma molto di più, è un itinerario che si snoda lungo la costa centro orientale sarda, permettendo di conoscere, vedere e vivere la Sardegna da una prospettiva davvero unica, selvaggia e naturale, che diversamente non si potrebbe conoscere.
Richiede una buona abitudine a camminare su terreni rocciosi, presenta dei punti di calata e/o facile arrampicata dove è prevista l’assistenza della guida, l’uso di corda e imbracatura. Tuttavia non è necessario avere una pregressa esperienza nell’uso di corda o manovre di calata, poiché queste verranno eseguite dalla guida.

È richiesta inoltre una buona capacità di adattamento alle situazioni naturali, i pernotti avvengono infatti all’aperto con materassino e sacco a pelo, non ci sono rifugi o strutture a cui appoggiarsi; per imprevisti o malesseri è possibile farsi raggiungere in alcuni punti (via mare o via terra) per uscire dal trekking, ma non ovunque!

PROSSIMA PARTENZA PRIMAVERA 2026 date 27 MAGGIO / 01 GIUGNO

TOUR CONFERMATO

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Guida Referente Dimitri Anghileri 333 9557681